Dietro le quinte di un progetto fotografico


Realizzare un progetto fotografico è sicuramente il primo passo da fare per affacciarsi in maniera seria e professionale al mondo della fotografia. Cos’e un progetto fotografico? Un progetto fotografico è una raccolta di immagini legate e coerenti tra loro finalizzate a raggiungere diversi scopi che possono essere documentaristici, artistici, seguire l’evoluzione di un fenomeno o raccontare una storia.


Non ci sono delle regole standard legate alla costruzione di un progetto fotografico. Ognuno adotta la tecnica che ritiene più opportuna. Tuttavia ci sono alcuni elementi imprescindibili senza i quali non potremo mai costruire una storia che regga e che possa trasmettere emozioni in chi la guarda. Chi affronta la situazione per la prima spesso tende a farsi prendere dalla sindrome dello “scattare a caso” raccogliendo immagini che magari hanno anche più di un legame comune ma che, a conti fatti, non rispondono a un obiettivo o una finalità.



Il mio primo progetto fotografico è nato nel 2017, si chiamava “Approdi Mediterranei” e raccontava, attraverso 30 immagini notturne, il rapporto tra un viaggiatore e il suo arrivo in una località non meglio precisata ma facilmente individuabile ai più attenti. Da allora ho continuato a lavorare esclusivamente “per progetti” fino all’ideazione, come accennavo nell’ultimo post, del percorso conclusivo della trilogia lagunare dedicata a “Villaggio Pescatori” (2017 – 2018) e “Voci dalla Laguna” (2019 – 2020).


Ma veniamo a noi. Cosa mi sento di consigliare sulla base dell'esperienza. Punto di partenza: la comunicazione! La fotografia è un linguaggio e come tutti i linguaggi dobbiamo imparare, attraverso il nostro progetto, a comunicare essendo chiari ed efficaci. Dobbiamo essere in grado di interpretare ciò che abbiamo di fronte e la nostra interpretazione della realtà, a prescindere da quale sarà l’oggetto del nostro progetto, dovrà essere in grado di emozionare.


Chiariti questi due aspetti chiave, arriviamo ai passaggi più tecnici:



Fase 1. PIANIFICAZIONE: intendo l’adozione del racconto. Dare uno scopo al progetto, stabilire che direzione prendere (per esempio intendo fare un allestimento fotografico; una galleria virtuale, oppure un libro), programmazione degli interventi successivi ma, soprattutto, lo studio del racconto;


Fase 2. PROGETTAZIONE DEGLI SCATTI: pianificare gli scatti vuol dire iniziare a compiere un lavoro preliminare di ricerca e indagine attraverso ricerche o, per esempio, contatti diretti. In tal modo si avrà un’idea chiara del cosa fotografare e del come fotografarlo, quindi faccio rientrare in questo campo anche la scelta del colore e dello stile da adottare;



Fase 3. ANALISI SUL CAMPO: o attività di scouting. Fondamentale conoscere bene il luogo, individuare i punti dove scattare e il come. Studiare le condizioni migliore di luce in considerazione della programmazione fatta nel punto precedente;


Fase 4. REVISIONE: una sorta di valutazione intermedia per verificare che tutti gli elementi rispondano agli scopi prefissati e dare avvio alla fase pratica di scatto;



Fase 5. REALIZZAZIONE DEGLI SCATTI FOTOGRAFICI: realizzazione vera e propria secondo nel rispetto di linee guida e regole precedentemente adottate;


A questo punto, dopo aver dedicato il tempo giusto per portare a termine la fase di scatto, siamo pronti a passare a quella che mi piace definire la “fase due” della progettazione che comprende diversi passaggi: dall’editing alla finalizzazione del racconto.


Fase 6. EDITING. Consiglio di attendere sempre un po’ prima di passare al lavoro di selezione. Sono nostre foto e in quanto tali, posso garantirlo in prima persona, avremo sempre un po’ di difficoltà a cancellarne o farne a meno. Questa fase deve essere compiuta nel più breve tempo possibile, al fine di compiere scelte non troppo “di cuore”. Consiglio sempre un buon compromesso tra l’aspetto tecnico e l’altro legato alle emozioni;



Fase 7. POST-PRODUZIONE: è un argomento molto controverso e spesso genera tante discussioni nel mondo della fotografia. Diffidate da chi vi dice che la post-produzione non serve. Gli scatti saranno in formato RAW quindi parliamo di un negativo digitale che ci permette di bilanciare aspetti legati al contrasto, al colore, alla saturazione o altri aspetti più tecnici legati alla nitidezza o al contrasto del bianco. Una buona post-produzione non dovrà mai essere eccessiva e snaturare l’immagine, essa dovrà, al contrario, permetterci di lavorare sui parametri incorporati al momento dello scatto;


Fase 8. FINALIZZAZIONE: che chiamo anche organizzazione del racconto. Consiglio di creare una sequenza logica e coerente che possa, in qualche maniera creare “suspense” nel fruitore. L’immagine maggiormente d’effetto potrebbe essere la nostra copertina o la fotografia d’apertura, le altre immagini andranno in sequenza secondo lo stile che ci siamo dati.

A questo punto il nostro progetto è pronto per essere condiviso sui social, sulla rete, per essere esposto o trasformato in un buon libro fotografico;


Ci tengo a ribadire una volta ancora che queste linee guida sono le mie, nel senso che sono le stesse che seguo quando decido di iniziare un nuovo progetto. Ognuno è libero di impostare il lavoro nella maniera che ritiene più opportuna. Ma ricordiamoci che in fotografia il 10% è realizzazione tecnica, mentre il restante 90% è ciò che si vuole comunicare.


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